Legalità e Giustizia

Legalità e Giustizia: un’altra riflessione inutile?



Il risultato elettorale delle elezioni politiche del 2008 è sembrato chiaro a tutti: ai vincitori e ai perdenti.


E’ sembrato evidente, infatti, che una larga maggioranza del popolo ha votato – liberamente – per una coalizione di Governo caratterizzata da un programma riformista ritenuto al momento più credibile e meglio rispondente alle attese; quanto meno a quelle più immediate.


Gli eventi degli ultimi tempi hanno dimostrato però che il programma c’era ma, a voto acquisito, non tutti i leaders – per evidenti opportunità personali – lo hanno interpretato allo stesso modo.


Trattasi manifestamente di un paradosso che merita non pochi approfondimenti.


In questa sede, per ora, basti far presente che il Leader che ha determinato la preoccupante separazione politica in atto ha fondato le sue ragioni sull’esigenza di rendere il Popolo della Libertà garante assoluto di un valore ritenuto universalmente nobile: quello della Legalità.


Di un valore in prima istanza condivisibile e tuttavia non di rado non confortato con certezza e dalla critica e dall’esperienza.


Vero è, infatti, che ciò che è «Legale» molto spesso non appartiene affatto alla «Giustizia».


Vero è, appunto, che è «Legale» tutto ciò che risulta conforme alla legge mentre è «Giustizia» soltanto tutto ciò che risponde a verità ed equità.


La condanna a morte, il lager, l’antisemitismo, l’errore giudiziario (e quant’altro) possono essere anche Legali ma mai – proprio mai – saranno espressione di Giustizia.


Ammesso che sia accettabile che in politica si possa sostenere tutto e il contrario di tutto, la domanda è: senza alcun limite?


Donato Magi: Settembre 2010