ARTICOLI DELLA LEGGE

SOTTOPOSTA A

REFERENDUM RITENUTI DI

MAGGIORE INTERESSE PER I

CITTADINI



Capo I


MODIFICHE AL TITOLO I DELLA PARTE II DELLA COSTITUZIONE



Art. 1.


(Senato federale della Repubblica)


   1. All’articolo 55 della Costituzione, il primo comma è sostituito dal seguente:


    «Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato federale della Repubblica».


Art. 2.


(Camera dei deputati)


  1. L’articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente:


«Art. 56. – La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.


  La Camera dei deputati è composta da cinquecentodiciotto deputati elettivi (oggi sono seicentotrenta),diciotto dei quali eletti nella circoscrizione Estero, e dai deputati a vita di cui all’articolo 59.

    Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i ventuno anni di età (oggi venticinque anni).


Art. 3.


(Struttura del Senato federale della Repubblica)


  1.  L’articolo 57 della Costituzione è sostituito dal seguente:


  «Art. 57. – Il Senato federale della Repubblica è eletto a suffragio universale e diretto su base regionale.


  Il Senato federale della Repubblica è composto da duecentocinquantadue senatori (oggi sono trecentoventidue) eletti in ciascuna Regione contestualmente all’elezione del rispettivo Consiglio regionale o Assemblea regionale e, per la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, dei Consigli delle Province autonome.


Art. 4.


(Requisiti per l’eleggibilità a senatore)


    1. L’articolo 58 della Costituzione è sostituito dal seguente:


    «Art. 58. – Sono eleggibili a senatori di una Regione gli elettori che hanno compiuto i venticinque anni di età (oggi quaranta anni) e hanno ricoperto o ricoprono cariche pubbliche elettive in enti territoriali locali o regionali, all’interno della Regione, o sono stati eletti senatori o deputati nella Regione o risiedono nella Regione alla data di indizione delle elezioni».


Art. 5.


(Deputati di diritto e a vita)


1. All’articolo 59, primo comma, della Costituzione, la parola: «senatore» è sostituita dalla seguente: «deputato».


2. All’articolo 59 della Costituzione, il secondo

comma è sostituito dal seguente:


    «Il Presidente della Repubblica può nominare deputati a vita cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Il numero totale dei deputati di nomina presidenziale non può in alcun caso essere superiore a tre».


Art. 14.


(Formazione delle leggi)


    1. L’articolo 70 della Costituzione è sostituito dal seguente:


    «Art. 70. – La Camera dei deputati esamina i disegni di legge concernenti le materie di cui all’articolo 117, secondo comma, fatto salvo quanto previsto dal terzo comma del presente articolo. Dopo l’approvazione da parte della Camera, a tali disegni di legge il Senato federale della Repubblica, entro trenta giorni, può proporre modifiche, sulle quali la Camera decide in via definitiva. I termini sono ridotti alla metà per i disegni di legge di conversione dei decreti-legge.


Art. 21.


(Commissioni parlamentari d’inchiesta)


    1. All’articolo 82, secondo comma, della Costituzione, l’ultimo periodo è sostituito dai seguenti: «La Commissione d’inchiesta istituita dalla Camera dei deputati ovvero con legge approvata dalle Camere ai sensi dell’articolo 70, terzo comma, procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria. Il Presidente della Commissione d’inchiesta istituita dalla Camera è scelto tra deputati appartenenti a gruppi di opposizione».



Capo II


MODIFICHE AL TITOLO II DELLA PARTE II DELLA COSTITUZIONE



Art. 23.


(Età minima del Presidente della Repubblica)


    1. All’articolo 84, primo comma, della Costituzione, le parole: «cinquanta anni» sono sostituite dalle seguenti: «quaranta anni».


Art. 26.


(Funzioni del Presidente della Repubblica)


    1. L’articolo 87 della Costituzione è sostituito dal seguente:


    «Art. 87. – Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato, rappresenta la Nazione ed è garante della Costituzione e dell’unità federale della Repubblica.


    Può inviare messaggi alle Camere.

    Indìce le elezioni della Camera dei deputati e quelle dei senatori e fissa la prima riunione della Camera dei deputati.

    Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.

    Indìce il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.

    Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato e, sentiti i Presidenti delle due Camere, i presidenti delle Autorità indipendenti e il presidente del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.

    Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere.

    Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.

    Presiede il Consiglio superiore della magistratura e ne nomina il Vice Presidente nell’ambito dei componenti eletti dalle Camere.

    Può concedere grazia e commutare le pene.

    Conferisce le onorificenze della Repubblica.

    Autorizza la dichiarazione del Primo ministro al Senato federale della Repubblica, ai fini di cui all’articolo 70, commi quarto e quinto, dopo averne verificato la sussistenza dei presupposti costituzionali».


Art. 27.


(Scioglimento della Camera dei deputati)


    1. L’articolo 88 della Costituzione è sostituito dal seguente:


    «Art. 88. – Il Presidente della Repubblica decreta lo scioglimento della Camera dei deputati ed indìce le elezioni nei seguenti casi:


a) su richiesta del Primo ministro, che ne assume la esclusiva responsabilità;

b) in caso di morte del Primo ministro o di impedimento permanente accertato secondo le modalità fissate dalla legge;

c) in caso di dimissioni del Primo ministro;

d) nel caso di cui all’articolo 94, terzo comma.


    Il Presidente della Repubblica non emana il decreto di scioglimento nei casi di cui alle lettere a), b) e c) del primo comma, qualora alla Camera dei deputati, entro i venti giorni successivi, venga presentata e approvata con votazione per appello nominale dai deputati appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni in numero non inferiore alla maggioranza dei componenti della Camera, una mozione nella quale si dichiari di voler continuare nell’attuazione del program- ma e si designi un nuovo Primo ministro. In tale caso, il Presidente della Repubblica nomina il nuovo Primo ministro designato».



Capo III


MODIFICHE AL TITOLO III

DELLA  PARTE II DELLA COSTITUZIONE



Art. 30.


(Governo e Primo ministro)


    1. L’articolo 92 della Costituzione è sostituito dal seguente:


    «Art. 92. – Il Governo della Repubblica è composto dal Primo ministro e dai ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.


    La candidatura alla carica di Primo ministro avviene mediante collegamento con i candidati ovvero con una o più liste di candidati all’elezione della Camera dei deputati, secondo modalità stabilite dalla legge. La legge disciplina l’elezione dei deputati in modo da favorire la formazione di una maggioranza, collegata al candidato alla carica di Primo ministro.

    Il Presidente della Repubblica, sulla base dei risultati delle elezioni della Camera dei deputati, nomina il Primo ministro».


Donato MAGI: 30 Giugno 2006:


L'esito del Referendum del 25 e 26 giugno 2006 – sulla modifica della Seconda Parte delle Costituzione approvata dal centro Destra nella passata legislatura – ha nettamente e chiaramente sancito la vittoria del NO con il favore del 61,3% dei Votanti.

Si è trattato, com'è noto, di un Referendum Confermativo convocato a norma di legge secondo lo spirito e la lettera dell' Articolo 138 della Costituzione che recita testualmente:


“””Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.””””


Referendum Confermativo al quale, come previsto dalle norme di attuazione, hanno avuto il diritto di partecipare tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati e per la sua validità non sono stati richiesti quorum costitutivi o deliberativi; pertanto la votazione è risultata valida indipendentemente dal numero di persone che hanno deciso di esercitare il diritto di voto.


La posta in gioco era dichiaratamente il Contenuto della Riforma. La dura contrapposizione emersa nel corso della Campagna referendaria ha, però, messo in tutta evidenza che le due parti in competizione hanno attribuito al SI e al NO - manifestamente -  una fortissima valenza politica quanto meno impropria. Vero è, infatti, che:


    = gli esponenti del Centro Destra, hanno attribuito al SI il valore di una rivincita tale da superare - a distanza di poco più di due mesi - le conseguenze della sconfitta elettorale del 9 aprile;


    = gli esponenti del Centro Sinistra, hanno visto nel NO la piena legittimazione della striminzita vittoria elettorale del 9 aprile sancita, di fatto, dalla metà appena dei votanti.


Tuttavia la reciproca consapevolezza delle implicazioni strumentali insite nell'eccessivo significato politico attribuito al Referendum ha trovato piena conferma nell'impegno assunto nel corso della Campagna referendaria e dagli esponenti del Centro Destra e dagli esponenti del Centro Sinistra.  L'impegno, cioè, che dopo il Referendum - indipendentemente dal risultato - la Costituzione dovrà essere comunque riformata, riconoscendo entrambe le parti che quella vigente - nella seconda parte - è manifestamente inadeguata ai tempi e alla nuova più avanzata realtà democratica del Paese.


Secondo il parere di molti, la trasversale volontà riformatrice anzidetta, pur lodevole nelle intenzioni, se avrà un seguito potrà solo aprire a scenari futuri poco incoraggianti, perché di fatto il NO ha riportato la Politica alla realtà costituzionale voluta dalla maggioranza di Centro Sinistra alla scadenza (2001) della XIII Legislatura. Ciò con la logica conseguenza che ogni e qualsiasi nuova proposta di riforma costituzionale dovrà necessariamente ripercorrere l'intero iter parlamentare previsto al riguardo dal già citato Articolo 138. Articolo che al primo comma (merita ripeterlo) recita testualmente


“”Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione””.


Trattasi chiaramente di una procedura lunga e difficile che i Costituenti hanno giustamente previsto con il chiaro intento di proteggere la Costituzione da ogni e qualsiasi revisione non adeguatamente meditata e non largamente condivisa. Non a caso, infatti, l’Articolo 138 già citato esclude dal ricorso al Referendum solo la legge di revisione approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.


Vero è che le due parti in competizione (quella per il SI e quella per il NO) hanno riconosciuto, concordemente, che la seconda Parte della Costituzione vigente necessita di significativa revisione. Vero è pure, però, malgrado la prevedibile ricomposizione dell’animosità elettorale che ha caratterizzato la recente campagna referendaria, che non vi è chi non veda – alla luce dei ripetuti fallimenti registrati al riguardo in quasi sessanta anni di esperienza – quanto arduo, lungo e difficile si prospetti l’iter parlamentare per l’ eventuale auspicata legge di revisione.


E non va taciuto che l’eventuale revisione dell’Articolo 138  – già proposta più volte da Autorevoli esponenti del fronte del NO – finalizzata ad imporre la maggioranza dei due terzi per l’approvazione di qualsiasi revisione costituzionale imporrebbe si una larga condivisione ma nel contempo allungherebbe di gran lunga, per le ovvie possibili implicazioni “ostruzionistiche”, il relativo Iter parlamentare. Non può sfuggire certo che per effetto di una norma simile l’Iter anzidetto risulterebbe oggi ancor più paralizzante attesa la “parità” di fatto nell'attuale composizione del Senato.


Anche per tutto ciò, secondo il relativo Comitato, concretezza politica avrebbe dovuto consigliare il SI al Referendum perché questo - fermo restando l'impegno per l'approvazione di tutti gli eventuali opportuni perfezionamenti -  avrebbe già introdotto:


• il superamento del cosiddetto bicameralismo perfetto. In concreto, dell'obbligo costituzionale per effetto del quale qualsiasi provvedimento legislativo risulta condizionato dall'approvazione - nella stessa identica formulazione -  e della Camera e del Senato. Quindi il superamento dell'imperante lentezza dell'iter legislativo risultata troppo spesso non compatibile con le esigenze di una moderna democrazia;


• il potenziamento dei poteri del Presidente del Consiglio (del Primo Ministro);


• la riduzione del numero dei Deputati e del numero dei Senatori; riduzione chiaramente ben orientata, virtuosamente, verso lo snellimento della politica ed il contenimento dei relativi costi;


• le opportunità che alcuni articoli oggetto del Referendum offrivano concretamente al fine di conseguire, finalmente, lo svecchiamento del Parlamento e con esso delle altre Istituzioni. Si fa riferimento, è ovvio, alle norme che avrebbero ridotto sostanzialmente i limiti di Età per essere eletti:

    - alla Camera, dai venticinque anni attuali a ventuno anni;

    - al Senato, dai quaranta anni attuali a venticinque anni;

    - alla Presidenza della Repubblica, dai cinquanta attuali a quaranta anni.


Non occorre certo sottolineare come e quanto la riduzione dei limiti anzidetti possano rimuovere le condizioni che - anche (e forse soprattutto) per effetto del crescente invecchiamento della popolazione - hanno di fatto impedito, nella politica, quel fisiologico e salutare “avvicendamento generazionale” largamente e lungamente auspicato.


• la limitazione dell’ineludibile contrapposizione parlamentare - nell'indispensabile confronto teso al “necessario miglioramento” della legge oggetto del Referendum - soltanto agli aspetti sui quali non si fosse raggiunta una salutare intesa.


Ha però stravinto il NO. Pertanto realtà impone che per rimettere all'Ordine del giorno qualsiasi Revisione della Costituzione occorrerà ripartire da zero.


In verità – intelligenza politica consentendo – ci sarebbe la possibilità di Non partire da Zero qualora il Parlamento decidesse di non disperdere completamente il dibattito che sul tema ha caratterizzato l’intera XIV Legislatura. Ipotesi questa certamente auspicabile ma, purtroppo, assai remota.


Da quanto sopra emerge soprattutto l’assoluta incapacità  dimostrata  dal Centro Destra di informare sapientemente – in campagna referendaria – l’elettorato. In particolare – perché più direttamente ed immediatamente interessato – quello under 40. Ovvero 18.510.000 (all’epoca) aventi diritto al voto. Ciò malgrado la presunta formidabile, inclusiva e onnipresente gestione dell’informazione quotidianamente

accreditata proprio ai media ritenuti favorevoli al Centro Destra.

Al fine di fornire più adeguata documentazione sull’enormità dell’errore voluto dal Centro Sinistra nel 2006  – per contrapposizione politica “a prescindere” – si riportano di seguito gli Articoli più significativi della tanto attesa Legge di Riforma della Costituzione sottoposta  a Referendum Confermativo il 25 e 26 giugno 2006 (.... pochissimi anni fa).

La Costituzione dopo il NO del 25-26 giugno 2006  

Art. 32.


(Governo in Parlamento)


    1. L’articolo 94 della Costituzione è sostituito dal seguente:


    «Art. 94. – Il Primo ministro illustra il programma di legislatura e la composizione del Governo alle Camere entro dieci giorni dalla nomina. La Camera dei deputati si esprime con un voto sul programma. Il Primo ministro ogni anno presenta il rapporto sulla sua attuazione e sullo stato del Paese.


    Il Primo ministro può porre la questione di fiducia e chiedere che la Camera dei deputati si esprima, con priorità su ogni altra proposta, con voto conforme alle proposte del Governo, nei casi previsti dal suo regolamento. La votazione ha luogo per appello nominale. In caso di voto contrario, il Primo ministro si dimette. Non è comunque ammessa la questione di fiducia sulle leggi costituzionali e di revisione costituzionale.

    In qualsiasi momento la Camera dei deputati può obbligare il Primo ministro alle dimissioni, con l’approvazione di una mozione di sfiducia. La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un quinto dei componenti della Camera dei deputati, non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione, deve essere votata per appello nominale e approvata dalla maggioranza assoluta dei componenti. Nel caso di approvazione, il Primo ministro si dimette e il Presidente della Repubblica decreta lo scioglimento della Camera dei deputati ed indìce le elezioni.

   Il Primo ministro si dimette altresì qualora la mozione di sfiducia sia stata respinta con il voto determinante di deputati non appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni. In tale caso si applica l’articolo 88, secondo comma.

    Qualora sia presentata e approvata una mozione di sfiducia, con la designazione di un nuovo Primo ministro, da parte dei deputati appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni in numero non inferiore alla maggioranza dei componenti della Camera,

il Primo ministro si dimette e il Presidente della Repubblica nomina il Primo ministro designato dalla mozione. La mozione non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione e deve essere votata per appello nominale».


Art. 33.


(Poteri del Primo ministro e dei ministri)


    1. L’articolo 95 della Costituzione è sostituito dal seguente:


    «Art. 95. – I ministri sono nominati e revocati dal Primo ministro.


    Il Primo ministro determina la politica generale del Governo e ne è responsabile. Garantisce l’unità di indirizzo politico e amministrativo, dirigendo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri.

    I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri e individualmente degli atti dei loro dicasteri.

    La legge provvede all’ordinamento della Presidenza del Consiglio e determina il numero, le attribuzioni e l’organizzazione dei ministeri».



Capo IV


MODIFICHE AL TITOLO IV DELLA PARTE II DELLA

COSTITUZIONE



Art. 36.


(Elezione del Consiglio superiore della magistratura)


    1. All’articolo 104, quarto comma, della Costituzione, le parole: «e per un terzo dal Parlamento in seduta comune» sono sostituite dalle seguenti: «per un sesto dalla Camera dei deputati e per un sesto dal Senato federale della Repubblica».



Capo V


MODIFICHE AL TITOLO V DELLA PARTE II DELLA COSTITUZIONE



Art. 39.


(Modifiche all’articolo 117 della Costituzione)



    10. All’articolo 117 della Costituzione, il quarto comma è sostituito dal seguente:


    «Spetta alle Regioni la potestà legislativa esclusiva nelle seguenti materie:


a) assistenza e organizzazione sanitaria;

b) organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, salva l’autonomia delle istituzioni  scolastiche;

c) definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione;

d) polizia amministrativa regionale e locale;

e) ogni altra materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato».


    11. All’articolo 117 della Costituzione, l’ottavo comma è sostituito dal seguente:

    «La Regione interessata ratifica con legge le intese della Regione medesima con altre Regioni per il miglior esercizio delle proprie funzioni amministrative,  prevedendo anche l’istituzione di organi amministrativi comuni».


Art. 40.


(Modifica dell’articolo 118 della Costituzione)


    1. L’articolo 118 della Costituzione è sostituito dal seguente:


    «Art. 118. – Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.

    I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.

    La legge, approvata ai sensi dell’articolo 70, terzo comma, istituisce la Conferenza Stato-Regioni per realizzare la leale collaborazione e per promuovere accordi ed intese. Per le medesime finalità, può istituire altre Conferenze tra lo Stato e gli enti di cui all’articolo 114.

  Ai Comuni, alle Province e alle Città metropolitane è garantita l’autonomia nell’  esercizio delle funzioni amministrative, nell’  ambito delle leggi statali o regionali.

  La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell’articolo 117, e disciplina inoltre forme di coordinamento con riferimento alla tutela dei beni culturali ed alla ricerca scientifica e tecnologica. Disciplina altresì forme di coordinamento con riferimento alle grandi reti strategiche di trasporto e di navigazione di interesse nazionale.

    Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato riconoscono e favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà, anche attraverso misure fiscali. Essi riconoscono e favoriscono altresì l’autonoma iniziativa degli enti di autonomia funzionale per le medesime attività e sulla base del medesimo principio. L’ordinamento generale degli enti di autonomia funzionale è definito con legge approvata ai sensi dell’articolo 70, primo comma.

    La legge, approvata ai sensi dell’articolo 70, terzo comma, favorisce l’esercizio in forma associata delle funzioni dei piccoli comuni e di quelli situati nelle zone montane, attribuendo a tali forme associative la medesima autonomia riconosciuta ai Comuni».



Art. 45.


(Leggi regionali ed interesse nazionale

della Repubblica)


    1. All’articolo 127 della Costituzione, dopo il primo comma è inserito il seguente:


    «Il Governo, qualora ritenga che una legge regionale o parte di essa pregiudichi l’interesse nazionale della Repubblica, entro quindici giorni dalla sua pubblicazione invita la Regione a rimuovere le disposizioni pregiudizievoli. Qualora entro i successivi quindici giorni il Consiglio regionale non rimuova la causa del pregiudizio,

il Governo, entro gli ulteriori quindici giorni, sottopone la questione al Parlamento in seduta comune che, entro gli ulteriori quindici giorni, con deliberazione adottata a maggioranza assoluta dei propri componenti, può annullare la legge o sue disposizioni. Il Presidente della Repubblica, entro i successivi dieci giorni, emana il conseguente decreto di annullamento».



Capo VI


MODIFICHE AL TITOLO VI

DELLA PARTE II

DELLA COSTITUZIONE



Art. 51.


(Corte costituzionale)


    1. L’articolo 135 della Costituzione è sostituito dal seguente:


    «Art. 135. – La Corte costituzionale è composta da quindici giudici. Quattro giudici sono nominati dal Presidente della Repubblica; quattro giudici sono nominati dalle supreme magistrature ordinaria e amministrative; tre giudici sono nominati dalla Camera dei deputati e quattro giudici sono nominati dal Senato federale della Repubblica, integrato dai Presidenti delle Giunte delle Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano.


    I giudici della Corte costituzionale sono scelti fra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni di esercizio.









SEGUONO LE NORME TRANSITORIE CHE – IN QUANTO TALI – MIRAVANO A REGOLAMENTARE IL PASSAGGIO DAL VECCHIO AL NUOVO


Modifiche alla Parte Seconda della Costituzione approvate dal Centro Destra

(Gazzetta Ufficiale: 18 Novembre 2005 n° 269